Bolgheri, non solo Sassicaia

È impossibile parlare di vini rossi senza parlare della Toscana e di Bolgheri, una frazione del comune di Castagneto Carducci, in provincia di Livorno, al centro della Maremma, proprio sulle ultime propaggini delle Colline Metallifere. Il territorio di Bolgheri è come un corridoio: alle pendici delle colline troviamo la maggior parte dei vigneti che crescono su terreni diversi tra loro, alluvionali e ciottolosi ma anche argillosi e sabbiosi e dall’altra abbiamo il mare. Una combinazione tra clima soleggiato e un particolare terroir che vede nascere vini dai profumi generosi, con ottima capacità di invecchiamento e un perfetto equilibrio. Si dice che il nome derivi da un insediamento militare di bulgari allora alleati dei Longobardi e qui in difesa delle coste dai bizantini provenienti dalla Sardegna. La cosa certa è che negli anni Quaranta, il Marchese Mario Incisa della Rocchetta, il padre del Sassicaia, voleva creare un grande vino in stile bordolese, coltivando quei vitigni che hanno reso famoso il Bordeaux e proprio in questa zona ha individuato le condizioni ideali per farlo. Ed è poi verso la fine degli anni Sessanta che i vini Bolgheri danno un importante contributo al settore, sia per l’utilizzo di blend di vitigni internazionali come Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Petit Verdot, Syrah sia per l’impiego delle barrique, le piccole botti di rovere francese che rendono i Bolgheri dei vini rossi dalle caratteristiche organolettiche riconoscibili, con profumi molto intensi e morbidi al palato. Negli ultimi anni si possono trovare sempre più cantine che producono grandi cru monovarietali, a base soprattutto dei tre vitigni principali. Tra i vini più famosi ritroviamo il Sassicaia di Tenuta San Guido, il cui nome deriva da San Guido della Gherardesca vissuto nel XIII secolo nell’omonima zona della frazione, a base di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc (la storica fattoria sorge proprio di fronte all’Oratorio di San Guido), i vini di Ornellaia e Masseto, Guado al Tasso, Le Macchiole, Grattamacco e Michele Satta. La maggior parte dei vini prodotti rientrano nella denominazione “Bolgheri DOC” e sotto il Bolgheri Sassicaia, i Bolgheri Superiore ed i grandi IGT, troviamo l’ampia gamma dei Bolgheri Rosso. I vini che abbiamo nel calice sono rossi dai colori intensi di un rubino cupo, spesso impenetrabile, con grande tenuta nel tempo. Profumano di frutta matura e dolce con note balsamiche di macchia mediterranea, caratteristiche del terroir bolgherese. Al palato colpisce la rotondità e la morbidezza, la dolcezza del frutto ben vivacizzata dalla freschezza della componente acida e dai tannini maturi, con finale persistente. Anche quando abbiamo davanti un vino molto strutturato, sarà comunque equilibrato e armonico. È anche importante notare che buona parte del vigneto Bolgheri è ancora giovane rispetto ad altre zone storiche e questo significa che le caratteristiche qualitative dei vini prodotti potranno solo migliorare ulteriormente con il tempo e con la raggiunta maturità dei vigneti: è opinione unanime della critica internazionale potenziale del vino Bolgheri è enorme e in continua crescita.

 

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